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Edilizia residenziale pubblica PDF Stampa E-mail
Logo ISI - Associazione Ingegneria Sismica Italiana27 luglio 2017

Il 40% degli edifici nelle zone più a rischio non è antisismico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In occasione di una conferenza stampa tenutasi il 25 luglio presso la Camera dei Deputati alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, il Presidente di Federcasa Luca Talluri ha presentato i risultati di uno studio sul rischio sismico degli edifici gestiti dagli enti associati a Federcasa.

 

I risultati mostrano che in Italia il 40% degli edifici di edilizia residenziale pubblica, localizzati in zona sismica 1 (la più pericolosa), sono stati costruiti prima del 1980 e quindi non rispondono agli attuali requisiti antisismici e necessitano di interventi di miglioramento/adeguamento di particolare urgenza. A dirlo sono i dati contenuti nella ricerca “Patrimonio edilizio e rischio sismico. Necessità di conoscenza, possibilità di intervento nell’ERP”, presentata da Federcasa, che a partire dal 2015 ha avviato uno studio in collaborazione con l’Associazione ISI (Ingegneria Sismica Italiana), per valutare la vulnerabilità sismica delle case popolari, gestite dalle aziende casa, nelle zone a maggior rischio sismico (1, 2 e 3) e calcolare una stima del costo per incrementare la sicurezza dell’intero patrimonio a rischio.

 

Prosegue quindi senza sosta l’azione di ISI per promuovere la cultura della prevenzione in ambito antisismico la cui pietra miliare è costituita dal Manifesto “Classificare la vulnerabilità sismica dei fabbricati – Come certificare la sicurezza e la sostenibilità del patrimonio immobiliare favorendo lo sviluppo economico” presentato da ISI nel maggio 2013 all’allora Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi che ha posto le basi per l’introduzione del Sismabonus basato sulla Classificazione Sismica nella Legge di Bilancio 2017.

 

 

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